Le mie poesie sono state tradotte da Bea Szirti.
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3 giu 2012
Premio Marazza
La traduzione dell'Oratorio di Natale di W.H.Auden ha vinto il Premio Marazza Opera prima.
La motivazione della giuria: “Il merito principale di questa nuova traduzione di For the Time Being. A Christmas Oratorio (Oratorio di Natale) di W.H Auden è a partire dal titolo, la sottrazione. Vanni Bianconi, la cui tesi di laurea è stata dedica alla traduzione di una delle più importanti poetesse irlandesi: Eiléan Ní Chuilleanáin, compie delle scelte improntate a sobrietà e coraggio riuscendo a restituire il tono di un poeta oscuro per concisione, contratto per pudore. Sono tutte caratteristiche necessarie alla lettura di un’opera come Oratorio di Natale legata alla storia e alla guerra (esce nel 1944) ma anche tessuta di vicende personali: la morte della madre, l’amore per Chester Kallman, il ritorno alla fede influenzato dalla lettura di Kierkegaard.
Una delle difficoltà del tradurre Auden consiste nel restituire quei minimi trasalimenti e slittamenti, quell’impercettibile trascorrere tra epicità e colloquialità, tra compostezza e ardore che fanno grande la sua poesia. Il lavoro di Vanni Bianconi poeta a sua volta, riesce in questa impresa e ci consegna in italiano quello che Auden è stato in inglese. Come chiedeva Leopardi”.
La motivazione della giuria: “Il merito principale di questa nuova traduzione di For the Time Being. A Christmas Oratorio (Oratorio di Natale) di W.H Auden è a partire dal titolo, la sottrazione. Vanni Bianconi, la cui tesi di laurea è stata dedica alla traduzione di una delle più importanti poetesse irlandesi: Eiléan Ní Chuilleanáin, compie delle scelte improntate a sobrietà e coraggio riuscendo a restituire il tono di un poeta oscuro per concisione, contratto per pudore. Sono tutte caratteristiche necessarie alla lettura di un’opera come Oratorio di Natale legata alla storia e alla guerra (esce nel 1944) ma anche tessuta di vicende personali: la morte della madre, l’amore per Chester Kallman, il ritorno alla fede influenzato dalla lettura di Kierkegaard.
Una delle difficoltà del tradurre Auden consiste nel restituire quei minimi trasalimenti e slittamenti, quell’impercettibile trascorrere tra epicità e colloquialità, tra compostezza e ardore che fanno grande la sua poesia. Il lavoro di Vanni Bianconi poeta a sua volta, riesce in questa impresa e ci consegna in italiano quello che Auden è stato in inglese. Come chiedeva Leopardi”.
18 apr 2012
16 mar 2012
"La città senza assedio" tradotta in croato
"Neopkoljeni grad", "La città senza assedio" tradotta in croato da Tvrtko Klaric, è pubblicata sul sito dello scrittore Miljenko Jergovic.
22 feb 2012
W.H. Auden, Oratorio di Natale
È uscita la mia traduzione dell'Oratorio di Natale di W.H. Auden (Transeuropa 2011)
Voci del deserto
(da La Fuga in Egitto)
Venite al nostro tonico deserto
dove l’eternità è ricca di eventi,
poiché il barometro
segna Ahimè,
segna Ahimè,
il termometro Risentimenti.
Venite al nostro deserto d’altri tempi
dove si è a un passo dalla follia;
puoi trovarci lacrime
come souvenir
o un’autentica malattia.
Venite al nostro deserto ammodo
dove l’angoscia arriva per lettera,
lattine di peccati mortali
si trovano sugli scaffali
con le istruzioni sull’etichetta.
Venite al nostro gioioso deserto
dove pure la bambola fa la sgualdrina;
dove la sigaretta
è un'amica stretta
e sono sempre le tre di mattina.
Giovanni Bianconi, "Tre generazioni"
È uscita la traduzione italiana di 25 poesie di Giovanni Bianconi, Tre generazioni. Venticinque poesie in dialetto, a cura di Sandro e Vanni Bianconi (vai al sito di Armando Dadò editore).
Compleann
«Do ta see, Giovanin col scossarin,
do ta see Giovanin
con un tocch da carbon par spaciügaa
sü i port da cà e i mür,
o quett quett a guardaa
un quai lìbar tütt pien da bei figür,
do ta see, Giovanin? »
«A somm da dré da un om coi cavii gris
ca spaciüga ancamò;
ritratin tütt sbiavid
dent in fond al scafett d’un quai comò;
parola morta e fregia
sora a la boca d’una pora vegia».
Compleanno
«Dove sei, Giovannino col grembiule,
dove sei Giovannino
con un carbone per scarabocchiare
sulle porte di casa, sui muri
o pacifico a guardare
un libro tutto pieno di figure,
dove sei Giovannino?»
«Sto dietro a un uomo dai capelli ingrigiti
che scarabocchia ancora adesso:
ritrattino sbiadito
scordato in fondo a un qualche cassetto:
parola fredda e secca
sulla bocca di una povera vecchia».
Gh’è quaidün…
Gh’è quaidün ca m’ tegn d’öcc,
gh’è quaidün ca m’ pedina,
ca vaga dent o föra,
ca m’ seta o che camina.
Al vedi mai ma ’l senti,
al senti dapartütt,
se l’acqua l’è a corona
e se ’l sentee l’è brütt.
Sa dormi al ma deseda:
tütt südaa, tütt stremii
a scolti al scür: al senti
e podi piü dormii.
Gh’ho piü un moment da requie
nè sira nè matina:
gh’è quaidün ca m’ tegn d’öcc,
gh’è quaidün ca m’ pedina...
C’è qualcuno…
C’è qualcuno che mi spia,
qualcuno mi pedina,
sia che entri sia che esca,
che mi sieda o che cammini.
Mai lo vedo ma lo sento,
lo sento dappertutto,
se il fondale si inabissa
e se il sentiero è brutto.
Se dormo mi risveglia;
io sudato, con terrore
ascolto al buio: lo sento
e non posso più dormire.
Non ho un attimo di pace
di sera o di mattina:
c’è qualcuno che mi spia,
qualcuno mi pedina.
Testament
Quand la sarà finida sta gran trüfa
o d’un colp o tra i pen da l’agonia,
e mi sarò sbatüü scià e là – barüfa
tra i àngior e quii alt ca m’ vöraria –
alora sotarem – ma svelt, chi sbüfa! –
dova dörm col pà Cecch la mam Maria,
sü tra l’odor da càvar e da müfa,
tacch ai selv da castegna: e metim via
a la bona ’mè lor e tücc i stori:
giornai, bandér, ghirland, discorz brodos,
lasseghi ai mezz calzett, lasseghi ai sciori!
Sul mücc da tera ammò soleva e scüra,
se i ga sarà quai sangiott, e una cros
da legn da pescia fina ca la düra.
Testamento
Quando finirà questa gran truffa,
di colpo o con strazio, in agonia,
e sarò sbattuto qua e là nella baruffa
tra gli angeli e quegli altri per l’anima mia –
allora sotterratemi – ma in fretta, che sbuffano –
dove dorme col pa’ Cecch mamma Maria,
lassù tra gli odori di capre e di muffa
al limitare dei castagni: mettetemi via
alla buona, come loro, e le complicazioni –
giornali, bandiere, ghirlande, discorsi brodosi –
lasciateli alle mezze calzette, ai ricconi!
Sul mucchio di terra ancora smossa e scura,
se ci sarà, qualche singhiozzo, e una croce
di legno d’abete, che dura quel che dura.
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