17 set 2020

Babel atlantica attracca e salpa


Emilie Plateau e Julianne Roncoroni; Criss Cross di Robert Siodmak con Robin Robertson, e domani Alpine rock & rollin’ waves.







16 set 2020

14 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

la netta impressione che i giorni in cui la costa si avvicina, dopo un lungo viaggio, siano quelli in cui il diario di bordo è più pedante, tante sono le piccole cose di grande importanza che occupano la mente dell'equipaggio, per evitare di sfracellarsi quando il fondale si fa meno profondo, le correnti più insidiose e la ciurma impaziente.

La nostra fortuna è che la ciurma di Babel si mostra estremamente paziente e i dettagli, giganti o minuti, vengono trattati con la massima cura, ma risulta quasi incredibile pensare che è da mesi e mesi che ci occupiamo di tanti dettagli, minimi o giganti, e che ne rimangono tanti da affrontare adesso: quelli di stagione, di questa stagione eccezionale, come Parigi che entra nella lista nera oggi e ci fa rinunciare a un altro autore (in una conversazione delicata, articolata e polifonica, e multilingue: circumnavighiamo il problema con una conversazione video da registrare domani) o le trattative con gli esercenti del luogo per garantire distanze accettabili nei ristoranti; e quelle ritornati, degli allestimenti, ogni anno rinnovati, dei tecnici, dei vari scenari meteorologici - l'aggiornamento spasmodico della pagina meteo -, delle richieste dell'ultimo minuto, delle trovate dell'ultima ora... (il capitano è scostante). 

Fronte del porto; quais des brumes; shadows and fog; quindi - si legge a margine del diario di bordo - uscimmo a veder le stelle - ma scritto con tratto tremante quasi illeggibile agli occhi altrui: è arrivato il momento in cui è prematuro avvicinarsi all'argano: la visione recuperata qualche giorno fa era fondamentale, ora va solo scrutato il fondale, il vento e la corrente. Dietro di me pascola un capriolo o una cerva (è lecito che il lupo di mare non li distingua, lui legge i venti questo zeffiro del cazzo, ascolta i marosi conta i giorni). 







12 set 2020

Babel Atlantica diario di bordo

una playlist Atlantica su spotify (link), con Moondog, Joy Division ("please keep your distance - I worked hard for this"), Laurie Anderson, ospiti di Babel passati e futuri come Reverend Beat-Man, Los Amparito, Arto Lindsay, poi Lhasa, Lila Downs, Anitta su su fino agli amici di questi miei giorni, Codeine. 

E le uscite di oggi sulla stampa italiana e svizzera (La Lettura - Corriere della Sera, Alias - Il Manifesto, Ticino7 che intervista Reverend Beat-Man (link) e Brenda Navarro (link), e LaRegione):



11 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

la forte impressione che nei giorni di tempesta, sebbene risulterebbero i più avvincenti, le annotazioni dei capitani siamo ridotte al minimo

Sulla Regione (link), su Extra:




10 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

arrivati in Ticino. La Francia sta per adottare misure drastiche perché le cose peggiorano di giorno in giorno, ieri quando siamo partiti da Parigi più di ottomila contagi; siamo passati da Zurigo a cui piace apparire uguale a sempre; anche la sutura dell'appendicite ha retto il viaggio. Arrivati nel Ticino di Babel, per la prima volta senza prendere la codeina fino alle 14, si aprono nuovi strati di preoccupazione. La stampa ticinese ha lavorato a regime ridotto fino a settembre, stanno per uscire molti articoli su Babel ma per ora è uscito poco, e non solo: lo stesso vale perfino per le nostre comunicazioni on-line: le preoccupazioni, gli ostacoli inusuali e ravvicinati, fanno perdere la visione d'insieme. La visione tout court. 

Babel - se l'Italia regge, se il Ticino regge - si farà, dal vivo, vivissimo, con quasi tutti gli autori che abbiamo scoperto nei mesi scorsi, quelli che abbiamo voluto a tutti i costi, che hanno accettato di venire allora e di prendere dei rischi - anche se solo potenziali, immaginati - adesso. Eppure divisi su tanti fronti - i piani di sicurezza che abbiamo sviluppato per primi in Ticino, dialogando con le autorità e prendendo a modello eventi (pochi, ma buoni) in tutta Europa, i nostri piani di sicurezza che abbiamo l'orgoglio di pensare che verranno adottati in futuro da chi farà un evento nei mesi a seguire - i dati dei contagi e le decisioni dei vari paesi, e le conseguenze possibili per ospiti e pubblico - i sistemi di prenotazione, per la serata di concerti all'aperto, in teatro nelle diverse fasce orarie, e per tutti gli eventi collaterali - e tutte le altre dimensioni organizzative che fanno impazzire anche in anni normali - divisi su tutti questi fronti non abbiamo ancora permesso all'auretta gentile, al sussurro concitato, al sottovoce al sibilando, di prendere forza a poco a poco, e dirci e dirvi, come un colpo di cannone, che Babel si terrà, dal vivo, e ora sta a voi prenotare, fidarvi, accogliere tutti questi sforzi quando si risolvono in una cosa semplice come stare insieme e ascoltare le voci di Atlantica. 

Ma ve lo dico adesso, piano piano terra terra, e da domani, il tumulto generale. 








8 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

Uno scrittore italiano, uno dei primi ad aver accettato l'invito ad Americana, come pure il secondo invito per Atlantica, dopo alcuni giorni di silenzio, ci scrive che non se la sente, che rinuncia a venire. 

Qualche giorno fa avevamo riaccolto uno scrittore svizzero che si era liberato di colpo, e che per fortuna potrà supplire alla perfezione quello che invece non verrà. 

Uno scrittore inglese, l'ultimo che doveva confermare che verrà malgrado la Svizzera sia sulla lista nera britannica, conferma che verrà: sono in quattro a venire dal Regno Unito e assumere le conseguenze di questa situazione.

La situazione in Spagna a quest'oggi ci fa escludere che potranno venire i due scrittori messicani da Madrid e Barcellona, ma abbiamo già realizzato una soluzione alternativa.

Per questo non verrà l'interprete dallo spagnolo, mi metto d'accordo con la scrittrice argentina su come impostare il suo discorso visto che sarò io a tradurla in teatro.

Ho parlato dell'impostazione articolata che la moderatrice dell'incontro sulle scrittrici-personaggio darà a una tavola rotonda che parte dalle scoperte sulla scomparsa dei personaggi e la frammentazione delle voci narranti fatte preparando Americana, e che andrà a cercare le correnti storiche e atlantiche di un fenomeno contemporaneo.

Ho ascoltato le prove dell'attrice brasiliana che chiuderà il festival con una lettura in italiano di Roberto Bolaño, si avvicinano sia l'inizio sia la fine di Babel. 

In Francia le cose peggiorano ancora, la Svizzera cerca di non mettere i paesi limitrofi sulla sua lista nera ma domani prendo il treno e arrivo a Zurigo. Se non si creano complicazioni tra Svizzera e Italia, a questo punto speriamo che Babel si terrà come l'abbiamo programmato (e riprogrammato, e riprogrammato), questo è il nostro amuleto. 


7 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

andiamo nel bois de vincennes a trovare Juliana che lavora al théâtre du soleil, in un polo di teatri che 50 anni fa hanno restaurato spazi industriali dismessi. È un'isola appena fuori da Parigi, una scuola alternativa, una scuderia, un biotopo nel parco enorme, carrozzoni dove stanno famiglie di rifugiati che vengono assistite dal legale della compagnia. Una compagnia stabile di 60 attori da 23 paesi diversi, un'officina per costruire gli elementi di scena, una per la sartoria - è un'isola non solo in tempi di pandemia, ma a livello di produzione artistica: condizioni che non si osano nemmeno immaginare in ambito artistico, non solo per la vastità dei fondi ma per la dedizione totale, l'immersione senza compromessi nella visione della creatrice Ariane - ha 81 anni, si è presa il covid, l'ho vista uscire dalla lezione di percussioni giapponesi ancora dirigendo. 

isola nell'isola, la pièce a cui lavorano da prima della pandemia si svolge su un'isola giapponese, Ariane e Juliana hanno viaggiato per il Giappone per 4 mesi per la prima preparazione, intervistando pescatori e imparando tecniche varie, e il 12 marzo avrebbero dovuto tornarci con tutta la troupe, 60 persone, per due mesi sull'isola. La partita tra loro e il covid è in patta, loro sono guarite ma il viaggio è rimandato a tempo indeterminato - il viaggio e i fondi, le lezioni, gli scambi, l'articolazione nel corpo collettivo di una compagnia della ricerca di una persona creatrice. La partita è tesa, lo spazio comunitario - cinque navate di vecchie fabbriche - è stato ristrutturato per garantire le distanze e ogni dettaglio è pensato a fondo, estremamente curato come in una messa in scena. È utopia e distopia al contempo: la prima gestione di una collettività stretta, internazionale, responsabile, che vedo in atto in questi mesi di individualità e condivisione a distanza, nata in maniera spontanea, in una situazione privilegiata ma dove il vero privilegio è la dedizione e la determinazione della visione. Situazioni simili potranno fornire nuovi paradigmi (la vita imita il teatro). 







6 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

è domenica, il tempo è variabile, devo fare poco, da babel arrivano solo le notizie delle prenotazioni, sembra di percepire un patto tacito con il nostro pubblico, un ammiccare a distanza - un po' come i parigini che intravedo nei loro appartamenti con la coda dell'occhio, chi legge chi si sposta da una stanza all'altra, chi si veste e chi mostra un disegno e chi sembra fissare nel vuoto da una buona mezzora adesso. Un po' come l'azzurro delle Ninfee (che non sarei più andato a vedere, nella mia vita, se non fosse domenica ecc. ecc. e sarebbe stato un errore) che sembrano la ragione per le fatiche del reale, gli intrichi di fronde, di ombre, di increspature e di alghe: così che gli azzurri appaiano solo a tratti, appaiano appena e però lì dove appaiono sono lancinanti. Un'altra persona prenota. 





5 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

5 settembre

Sono anni che non prendo l’Eurostar per Parigi. Qualcosa di vivido si accende nella segnaletica intima, se non faticassi a mettere insieme le ultime due settimane della mia vita cercherei corrispondenze tra le vie di comunicazione e le sale d’aspetto dei nostri ricordi, invece sarà per la prossima volta. Negli Eurostar, sopra il tavolino pieghevole, si apre una porticina che nasconde uno specchio: sto lasciando le isole britanniche per la Francia...


Sul Guardian un’intervista a Claudia Rankine, anche lei invitata per Babel Americana, un estratto:


Afua Hirsch: Ti senti più autorizzata a interrogare, avendo una prospettiva dall’esterno [essendo arrivata negli USA dalla Giamaica da bambina]? 

CR: non mi sento autorizzata in modo consapevole; semplicemente non conosco un altro modo di essere. Penso che il mio modo di stare al mondo sia quello degli immigrati, qualcuno che è venuto da un altro luogo, capisce che ci sono nuove regole e per poter interagire bisogna conoscere, imparare, essere curiosi di sapere perché la gente fa quel che fa. 

AH: Per me c'è un ottimismo intrinseco nell'atto dell'immigrazione, e ritrovo questo ottimismo nel tuo raccontare gli incontri casuali con i bianchi. Suggerisce che intavolare queste conversazioni possa produrre qualcosa di diverso. 

CR: Sono d'accordo. Ho discusso con Saidiya Hartman per sapere se questa linea di indagine vale la pena, e lei è convinta di no. Mentre io sono convinta di sì. Se non ci si mette a discutere, si dà alle persone troppo potere per dire che quello che hanno lo avranno sempre. La razza è un costrutto, quindi se è costruita in una direzione potrebbe venire costruita anche in un'altra. per questo penso che ne valga sicuramente la pena. Voglio dire, lo abbiamo visto con le proteste degli ultimi mesi: le persone sono capaci di cambiare.  


Claudia Rankine: 'By white privilege I mean the ability to stay alive' https://www.theguardian.com/books/2020/sep/05/claudia-rankine-by-white-privilege-i-mean-the-ability-to-stay-alive?CMP=Share_iOSApp_Other
























4 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

4 settembre 

La bbc annuncia il Fish and chips day. Vado a prendere mia figlia a scuola, camminando per un’ora, un successo di questi giorni, la saluterò e domani inizia il viaggio verso la svizzera e verso Babel. A scuola mia figlia ha escogitato un modo per far cadere un uovo dal quarto piano, senza rompersi, con paracadute e guanti, è funzionato. Di Babel Nessuna notizia oggi. 


Poi il Belgio. Di colpo non è più sulla lista nera svizzera, vuol dire che la relatrice di BREATHE, Anne Bathily, potrà esserci e - se ci saranno anche gli altri, da Regno Unito, Francia e Italia, l’incontro tornerebbe a essere quello immaginato all’inizio, prima dell’intrico di opzioni streaming e live e in presenza considerate in queste settimane. E non solo, dovrebbe poter venire l’illustratrice del programma storie controvento, e un’altro invitato per una cosa ancora segretissima. Più che nell’oceano sembra di navigare su un fiume adesso e ogni tanto le cascate scorrono al contrario, dolcemente ci sollevano. non si sa per quanto.


3 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

3 settembre

Uno scrittore che aveva accettato l’invito Atlantica, era in programma ma ha poi dovuto cancellare all’ultimo, ci scrive per dirci che potrà invece venire perché hanno appena cancellato il festival di Nizza, quando mancano due settimane. Allora lo invitiamo senza essere sicuri che ci sarà uno spazio in programma - ma sicuri che dovremo rimettere mano al programma ancora un numero di volte in queste due settimane - e che il festival riuscirà a farsi, se riuscirà a farsi, solo grazie al desiderio delle persone coinvolte.


a Londra non partecipo alla protesta di XR. Ieri sera, il contributo degli scrittori. Zadie Smith: “Gli eroi di questo storico momento sono gli attivisti climatici: stanno cercando di salvarci tutti - salvarci in primo luogo da noi stessi”.



2 set 2020

Babel atlantica diario di bordo

2 settembre 

mia figlia di 10 anni ha dormito da me per prendersi cura di me, una prima.


crampi diversi la notte, non la sveglio, mi medico e rifaccio il bendaggio da solo; poi scrivo seduto davanti a casa, è fresco ma c’è il sole, il netturbino del Ghana che si è preso cura di queste strade durante tutto il Lockdown è contento di rivedermi. Che ci sia una nostalgia del Lockdown con le sue certezze in questo periodo intermedio? - come c’è una nostalgia della corsia di ospedale.


ieri è partita la prima newsletter di babel - persone che hanno lavorato il doppio, almeno il doppio, come tutti noi, e non ci figurano mi scrivono per dirmelo - mi rendo conto che ho mancato l’intera settimana sono all’oscuro di tutto, scrivo a Nausikaa.


in tempo reale mi dice che malgrado i casi in aumento la Svizzera non mette la Francia sulla lista nera - cosa che ci garantisce un certo spazio di manovra, e mi permette di tornare in Ticino col treno. Lo stesso vale, per ora, per Regno Unito e Italia. Ci sembra di essere passati via da Scilla e Cariddi - di nuovo.







1 set 2020

Babel atlantica diario di bordo settembre 2020

1 settembre 

oggi inizia il mese internazionale della traduzione, è l’anniversario dello scoppio della prima guerra mondiale e del titolo della poesia di Auden, 1 settembre 1939. 


sono seduto nel sudicio della Whitechapel road e cerco di scrivere prima che salgono i farmaci delle sei, ma non faccio in tempo.


mancano 16 giorni a Babel e questo è il diario di bordo di giorni che si annunciano instabili e burrascosi come questi mesi per il nostro festival.


per completare il quadro, riportata mia figlia a Londra perché inizia la scuola, arrivati un giorno prima che la Svizzera entrasse nella lista nera della Gran Bretagna, invece di tornare subito indietro come previsto sono all’ospedale operato di appendicite. Oggi è il quarto giorno di ricovero e anche se tutto è andato bene sono sottosopra, non mi possono ancora dimettere e non potrò prendere aerei.


In marzo abbiamo deciso che il festival si sarebbe fatto in presenza: abbiamo trasformato tutto il programma di Babel, da Americana ad Atlantica: portare avanti la scelta da allora ad adesso è stato straordinario e complesso, ma le appendici degli sviluppi delle ultime settimane rendono la navigazione a vista e la nebbia fitta, ma in parte saranno i farmaci.


Scrivo tra il sudicio della Whitechapel road con l’ago nella mano e trovo soltanto questa similitudine tra le appendici che cerchiamo di curare per Babel e la mia - oggi dovrebbe essere il giorno di BREATHE, l’incontro più composito a livello di voci e ambizioso nel legame con la storia europea e le lotte razziali in corso negli Stati Uniti: oggi gli invitati valuteranno le diverse opzioni in base a chi potrà venire e chi no, senza sapere chi potrà venire e chi no.


prima di pranzo vengo dimesso, prima percorro tutta la Whitechapel road per cercare i fiori per le infermiere che, con un numero di accenti vario quanto quello dei loro atteggiamenti, nella confusione dei giorni e delle notti d’ospedale sono un porto franco. 


di fiori non ce ne sono mi faccio tutta la strada lunga e torno indietro con quattro sciarpe per 10 £ i fiori non li avrebbero potuti ricevere le sciarpette le commuovono come se in pochi facessero un gesto per riconoscere tutte le loro manovre sui relitti dei corpi.


 




24 giu 2020

vb interview on Trafika





As I didn't walk out one evening, March 20, 2020

The river is the Moskva
we take the underpass
and walk across the bridge,
it’s March, the two of us,

when we reach the river’s midst
the bridge divides in halves
just like outside this dream
the bridges on the Neva

we look into our eyes
we hold on very tight
but not to one-another
we clutch the metal rail

it rises slowly upward
it will take long to peak
while everything we knew
is more and more oblique –

gatherings of bell towers
statues of army generals
queueing for canned goods
queueing to get to hospital

if we see it all from here
oblique remains our look:
we don’t know what to promise
if we ever make it back –

hanging on, slightly apart,
we cling on to this deck
(just like outside this dream
your shoulder and my neck)

without knowing if or when
it will peak, halt, redeem,
if we’ll hold on, or why,
just like outside this dream.

20 marzo 2020, Un sogno

Il fiume è la Moscova
scesi nel sottopasso
attraversiamo il ponte
è notte, metà marzo,

arrivati a metà fiume
il ponte si apre, si eleva,
come fuori dal sogno
i ponti sulla Neva

noi due ci guardiamo
ci teniamo stretti
non io a te tu a me
ma al suo parapetto

che si alza piano nell’aria
ci allontana dall’acqua
ciò che conoscevamo
si fa sempre più obliquo –

la congrega dei campanili
statue agli eroi sbagliati
code al supermercato
code per gli ospedali

e obliquo rimane lo sguardo:
da qui l’abbraccia tutto
ma non sa cosa promettere
se torneremo indietro –

appesi senza toccarci
siamo stretti al metallo
(come fuori dal sogno
il mio collo e la tua spalla)

senza sapere quando
culmina, si ferma, ritorna,
se terremo duro, e perché,
come fuori dal sogno.

19 giu 2019

La paura. Un racconto da Vals















Il nostro era stato l’ultimo treno a passare dal valico dell’Oberalp, poi la tempesta di neve aveva reso impossibile il transito. Così siamo arrivati all’ora prevista alla stazione dove sono sceso con la capra, l’ho legata al palo della banchina dove nessuno era venuto a riceverci, e sono risalito sul treno che si è rimesso in moto lentamente, abbiamo visto la capra legata guardare a destra e sinistra del palo e il cartello col nome del paese, a cui nemmeno le quattro A riescono a infondere luce, offuscate dalla progressione dentale, vibrata (labiodentale sonora), nasale e alveolare delle consonanti, roccia, vento, pioggia, nebbia. Che non vedevamo fuori dal finestrino, come non vedevamo un paesaggio coperto di neve o neve che cade, la neve era qualcosa di bianco che accadeva. Ma il treno l’ha attraversato, e abbiamo cambiato di nuovo, per l’ultima tratta in bus.
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