Le mie poesie sono state tradotte da Bea Szirti.
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27 nov 2012
Il passo dell'uomo
È uscito il mio nuovo libro, Il passo dell'uomo, pubblicato dalle Edizioni Casagrande.
Le poesie, scritte tra il 2004 e il 2012, si
sono disposte a coppie mentre prendeva forma il libro,
che si apre con il tempo
raggiunto e prosegue risalendo gli anni o gli affetti fino all’ultima poesia,
punto di arrivo e d’origine.
24 apr 2012
Poesie tradotte in arabo
I siti www.jehat.com e www.addustour.com hanno pubblicato alcune poesie di vb tradotte in arabo dallo scrittore iracheno Ali Bader, autore di The Tobacco Keeper.
16 mar 2012
"La città senza assedio" tradotta in croato
"Neopkoljeni grad", "La città senza assedio" tradotta in croato da Tvrtko Klaric, è pubblicata sul sito dello scrittore Miljenko Jergovic.
22 feb 2012
Giovanni Bianconi, "Tre generazioni"
È uscita la traduzione italiana di 25 poesie di Giovanni Bianconi, Tre generazioni. Venticinque poesie in dialetto, a cura di Sandro e Vanni Bianconi (vai al sito di Armando Dadò editore).
Compleann
«Do ta see, Giovanin col scossarin,
do ta see Giovanin
con un tocch da carbon par spaciügaa
sü i port da cà e i mür,
o quett quett a guardaa
un quai lìbar tütt pien da bei figür,
do ta see, Giovanin? »
«A somm da dré da un om coi cavii gris
ca spaciüga ancamò;
ritratin tütt sbiavid
dent in fond al scafett d’un quai comò;
parola morta e fregia
sora a la boca d’una pora vegia».
Compleanno
«Dove sei, Giovannino col grembiule,
dove sei Giovannino
con un carbone per scarabocchiare
sulle porte di casa, sui muri
o pacifico a guardare
un libro tutto pieno di figure,
dove sei Giovannino?»
«Sto dietro a un uomo dai capelli ingrigiti
che scarabocchia ancora adesso:
ritrattino sbiadito
scordato in fondo a un qualche cassetto:
parola fredda e secca
sulla bocca di una povera vecchia».
Gh’è quaidün…
Gh’è quaidün ca m’ tegn d’öcc,
gh’è quaidün ca m’ pedina,
ca vaga dent o föra,
ca m’ seta o che camina.
Al vedi mai ma ’l senti,
al senti dapartütt,
se l’acqua l’è a corona
e se ’l sentee l’è brütt.
Sa dormi al ma deseda:
tütt südaa, tütt stremii
a scolti al scür: al senti
e podi piü dormii.
Gh’ho piü un moment da requie
nè sira nè matina:
gh’è quaidün ca m’ tegn d’öcc,
gh’è quaidün ca m’ pedina...
C’è qualcuno…
C’è qualcuno che mi spia,
qualcuno mi pedina,
sia che entri sia che esca,
che mi sieda o che cammini.
Mai lo vedo ma lo sento,
lo sento dappertutto,
se il fondale si inabissa
e se il sentiero è brutto.
Se dormo mi risveglia;
io sudato, con terrore
ascolto al buio: lo sento
e non posso più dormire.
Non ho un attimo di pace
di sera o di mattina:
c’è qualcuno che mi spia,
qualcuno mi pedina.
Testament
Quand la sarà finida sta gran trüfa
o d’un colp o tra i pen da l’agonia,
e mi sarò sbatüü scià e là – barüfa
tra i àngior e quii alt ca m’ vöraria –
alora sotarem – ma svelt, chi sbüfa! –
dova dörm col pà Cecch la mam Maria,
sü tra l’odor da càvar e da müfa,
tacch ai selv da castegna: e metim via
a la bona ’mè lor e tücc i stori:
giornai, bandér, ghirland, discorz brodos,
lasseghi ai mezz calzett, lasseghi ai sciori!
Sul mücc da tera ammò soleva e scüra,
se i ga sarà quai sangiott, e una cros
da legn da pescia fina ca la düra.
Testamento
Quando finirà questa gran truffa,
di colpo o con strazio, in agonia,
e sarò sbattuto qua e là nella baruffa
tra gli angeli e quegli altri per l’anima mia –
allora sotterratemi – ma in fretta, che sbuffano –
dove dorme col pa’ Cecch mamma Maria,
lassù tra gli odori di capre e di muffa
al limitare dei castagni: mettetemi via
alla buona, come loro, e le complicazioni –
giornali, bandiere, ghirlande, discorsi brodosi –
lasciateli alle mezze calzette, ai ricconi!
Sul mucchio di terra ancora smossa e scura,
se ci sarà, qualche singhiozzo, e una croce
di legno d’abete, che dura quel che dura.
20 feb 2012
"Il cardellino", traduzione in polacco di Joanna Wajs
In occasione della lettura al Conrad Festival di Cracovia, 5 novembre 2011.
Szczygieł
Przez wysokie okno twojego salonu
przyglądamy się ptakom w karmniku.
On zresztą tak samo ma wysokie okno,
tylko że w miniaturze, szeroki spadzisty dach i taras,
na którym przez całą zimę zostawiasz
coś w rodzaju przyjaźni.
Obserwujemy ptaki w porze ich obiadu,
Obserwujemy ptaki w porze ich obiadu,
a więc dla nas jest mniej więcej jedenasta,
kiedy się zlatują wśród furkotu skrzydeł
i bryzgów barw, harde z oczu i dzioba.
Poznałeś zwyczaje różnych gatunków,
tak samo jak zgłębiłeś nawyki sąsiadów,
choć ptaki budzą w tobie znacznie więcej czułości,
także dlatego, że ludzie są odpychający
– każda z tych ordynarnych bab z żółtą autostradą
na głowie, z nieodłącznym pieskiem i twarzą
przysmażoną przez gwiazdę głupoty
krążącą coraz bliżej.
Ptaki to co innego: sikorka w balowej maseczce,
pomarańczowy harmider rudzika,
zięba, która boi się wszystkich,
i najgroźniejszy, choć mały i tak ujmujący
z jaskrawożółtym lusterkiem i czerwoną plamką na głowie,
lecz ze straszliwym dziobem, dziobem, co nie zna żartów,
szczygieł.
Jest już wiosna, ale gdy zbliża się pora obiadu,
ptaki wciąż zaglądają do twojej stołówki,
co będzie latem, nie wiadomo, „tak samo,
jak nie wiadomo – nie omieszkasz dodać –
co będzie ze mną”.
(I nie chcesz słuchać, że najprawdopodobniej
rano będziesz spacerował po swoich górskich ścieżkach,
a po południu własnie tu, w ogrodzie,
siedział z radiem, okularami, książką i gazetą).
Lecz nim znów włączymy tę zdartą starą płytę
rezygnacji, banału, przemijania i końca,
przypominasz sobie, że miałeś mi coś jeszcze pokazać,
i huśtasz wyjętą z lodówki foliową torebką,
w której leży piękny zamarznięty szczygieł
z jaskrawożółtym lusterkiem i czerwoną plamką na głowie,
taki lekki i miękki, jeśli nie liczyć dzioba,
tak, ten straszliwy dziób szczygła...
Kiedy piszę o tobie, na zewnątrz głośno zgrzyta
i może nawet krzesze kilka iskier spod ostrzy
ręczna kosiarka (twój ford gran torino)
20 gen 2010
33
33
33
Dormiamo stretti io e te
come le due cifre della mia nuova età –
e se uno si gira nel sonno
anche l’altro subito si incunea –
i due tre;
da una settimana hai trent’anni
e un tre anche tu, l’altro non è un numero
ma il tondo della tua pancia
(e tuttavia il tondo dello stupore)
per chi la abita da tre mesi,
siamo tre
tre.
33
We sleep together tight, you and me,
like the two figures of my age –
and if one in his sleep turns
the other immediately fits in –
the two threes;
it’s one week now that you’ve turned thirty
and got yourself a three, not followed by a number
but the roundness of your womb
(and still, the roundness of our stupor)
where someone has been living for three months,
we are three
three.
26 nov 2009
Sessantuno
a n. e b.
Ho sessant’anni. Bene, sessantuno.
Voglio cercare di essere precisa.
È strano, non rimane più nessuno
dei tanti affetti che ho cercato (o quasi),
tanti anni trascorsi con se stessi
per continuare a prendersi sul serio,
comprendersi, sfiatarsi, respirarsi,
ammutolire chi ci nega l’aria.
Sola perché l’amore non si impara
l’amore non è indursi a sopportare,
nel gioco della quiete so che baro
e voi sapete bene chi evitare.
È strano essere sola a questa età
dovere stare attenta a cosa dire
ancora innamorata della vita,
l’ultimo amore che vedo finire.
Tanti ricordi chiari di bambina.
I balli del villaggio sulla strada –
mio padre, il suo coltello da cucina
che mi insegue su quella stessa strada –
la notte di Natale che per me
cresciuta in ristorante era un deserto
in una foto in bianco e nero, neve,
pastori, Maria china sui dessert –
il morto che mio zio ha consegnato
al funerale con tre giorni di ritardo...
I simboli non mancano a chi è nato
sotto il sudario della terra, il Gottardo.
Sono partita. Siete tutti morti
o impazziti o vecchi, comunque il cuore
che io ho sposato altrove se lo sposti
non risponde e la valle vuole un nome.
La geografia giustifica lo scacco.
Ogni mossa comporta l’inversione
del colore o un salto che è uno strappo,
e ogni stato sulla mappa è un cuore.
Qualsiasi anno di vita è un dottore
che si sbaglia sull’organo malato
ma in confidenza ti segnala dove
lo specialista è l’anno passato.
Io ho amato con tutte le mie forze,
ti ho fatto ridere, amo ascoltare,
se ho parlato di fine ho detto “forse”.
Non so più usare “tu” al singolare.
Ma spazio e tempo sono vecchi amici,
rime che non si sanno abbandonare,
invece tu e tu e tu mi dici
che eri pronto a rispondere e io a attaccare.
Quando mi troveranno faccia a terra
leggi sulle mie labbra “Ora vado”,
cerca la loro impronta se ritardi,
più o meno qui, lo sai dove mi siedo.
Un fuoco ti si spegnerà nel petto.
Ma a parte questo, ho un nuovo concime
ed è quasi pieno l’altro sacchetto
di semi piccoli per le tue rime.
Però anche tu, non puoi farla finita
con questo stesso tasto, sì, la vita
che mi lascio passare tra le dita,
a cui ora ho detto sì ora vengo vita...
Be’ farai come vuoi, ma ora smamma
che io devo finire una terrine,
vangare, sfrondare la vecchia fiamma
al calicanto, su, vai, ciao pinin.
22 nov 2009
Da "Ora prima", italiano, traduction francaise
Da:
La città senza assedio
a Abdulah Sidran
Ti scrivo dalla Svizzera, così simile
e impossibile rispetto alla tua Bosnia.
Non ci siamo visti a Sarajevo,
ti ho conosciuto qui e forse insieme a te
tante persone, alcuni amici tuoi,
quelli che non sono morti nella guerra
e solo ora tornano a accettare di morire
o comunque ne rimangono stupiti,
e anche il figlio che nel ’91 tu e Sabija
credevate di non poter avere
e proprio qui («con faccia catastrophe»)
la farmacista disse che sarebbe nato.
Sei anche tu nessuno e una nazione,
un vecchio che assiste chi è già morto
con la parola che traduce vita e morte
assistito in ogni passo da Sabija.
In italiano in questi giorni
hai ringraziato Dio per la borsa a tracolla,
hai chiamato luna il sole, caldo
il freddo, sotto il sopra, hai chiamato.
La città senza assedio (La ville non assiegée)
à Abdulah Sidran
Je t’écris de la Suisse, aussi semblable
qu’impossible en comparaison à ta Bosnie.
Nous ne nous sommes pas vus à Sarajevo,
je t’ai connu ici et peut-être avec toi
tant d’autres personnes, quelques-uns de tes amis,
ceux qui ne sont pas morts à cette guerre
et qui maintenant acceptent à nouveau de mourir
ou en tout cas en sont surpris ;
et l’enfant qu’en 1991 toi et Sabija croyiez ne pas pouvoir avoir
mais ici (« avec visage catastrophe »)
la pharmacienne dit qu’il serait né.
Toi non plus tu n’es personne et une nation,
vieillard qui assiste ceux qui sont morts
avec la parole qui traduit la vie et la mort
soutenu à chaque pas par Sabija.
En italien ces derniers jours tu as remercié Dieu
pour le sac en bandoulière, tu as appelé le soleil lune,
le froid chaleur, le dessus dessous, tu as appelé.
traduction de Mathilde Vischer
Pubblicata in: "La Révue des Belles-Lettres", n. 2-4/2009
La città senza assedio
a Abdulah Sidran
Ti scrivo dalla Svizzera, così simile
e impossibile rispetto alla tua Bosnia.
Non ci siamo visti a Sarajevo,
ti ho conosciuto qui e forse insieme a te
tante persone, alcuni amici tuoi,
quelli che non sono morti nella guerra
e solo ora tornano a accettare di morire
o comunque ne rimangono stupiti,
e anche il figlio che nel ’91 tu e Sabija
credevate di non poter avere
e proprio qui («con faccia catastrophe»)
la farmacista disse che sarebbe nato.
Sei anche tu nessuno e una nazione,
un vecchio che assiste chi è già morto
con la parola che traduce vita e morte
assistito in ogni passo da Sabija.
In italiano in questi giorni
hai ringraziato Dio per la borsa a tracolla,
hai chiamato luna il sole, caldo
il freddo, sotto il sopra, hai chiamato.
La città senza assedio (La ville non assiegée)
à Abdulah Sidran
Je t’écris de la Suisse, aussi semblable
qu’impossible en comparaison à ta Bosnie.
Nous ne nous sommes pas vus à Sarajevo,
je t’ai connu ici et peut-être avec toi
tant d’autres personnes, quelques-uns de tes amis,
ceux qui ne sont pas morts à cette guerre
et qui maintenant acceptent à nouveau de mourir
ou en tout cas en sont surpris ;
et l’enfant qu’en 1991 toi et Sabija croyiez ne pas pouvoir avoir
mais ici (« avec visage catastrophe »)
la pharmacienne dit qu’il serait né.
Toi non plus tu n’es personne et une nation,
vieillard qui assiste ceux qui sont morts
avec la parole qui traduit la vie et la mort
soutenu à chaque pas par Sabija.
En italien ces derniers jours tu as remercié Dieu
pour le sac en bandoulière, tu as appelé le soleil lune,
le froid chaleur, le dessus dessous, tu as appelé.
traduction de Mathilde Vischer
Pubblicata in: "La Révue des Belles-Lettres", n. 2-4/2009
20 nov 2009
Da "Ora prima", italiano, English translation 3
Spalancato e scuro
Spalancato e scuro per non essere visto
l'occhio è tuo, amore – la sua sistole
di ciglia mi fa vedere linee aliene,
il metro di alberi, le rime del lago costeggiato,
l’inizio che è il riflusso di una fine,
tuo è lo iato.
Dormi ancora? – il treno esce dal traforo
più lungo che porta alle baracche, a un altro muro
di roccia quasi intatta; tu parli nel sonno,
un foglio di giornale che cade dopo l'uso;
sul fondovalle il fiume cambia tono
passate le chiuse.
Li amavamo poi il calore del corpo cadendo
è passato alle mani e il calore si è spento,
il fiato è ridotto a respiro e parole
e la pioggia non cola ma infrange.
Spio la tua pupilla ricevere il sole,
neve le guance.
Li abbiamo amati ora siamo soli insieme,
veniamo entrambi da un giorno che non tiene.
Lo stupore della luce filtra, dormi ancora?,
qualcosa annusa una macchia di inchiostro
nel mattino che allude alla crisi, e al tepore,
al vostro.
Voi che rimanete a lungo d’ombra
come l’albero riflesso sul lago che ritrova
le sue foglie, voi consci del percorso dell’aria
che il sole smuove da una finestra chiusa.
Ma nel tuo occhio ora la fragilità dell’aria
ride confusa.
Wide-open and dark
Wide-open and dark not to be seen
the eye is yours, love, through its lean
eyelashes’ systoles I see alien lines:
the meter of trees, rhymes of waves just below us,
the beginning as ebb and flow of an end;
yours is the hiatus.
Are you still sleeping? – the train surfaces
from the longest tunnel that leads to another face
of drilled rock; whilst asleep you talk,
a newspaper’s sheet falling after use;
on the valley floor the river changes tone
after the sluice.
All of the body’s warmth relinquished
had passed through the hands and the warmth extinguished,
and the breath is reduced to breathing and sound
and the rain doesn’t ooze but shatters in chips.
I spy on your pupil receiving the sun,
snow are the cheeks.
We loved, now we are alone together,
we both come from a day that wasn’t there;
light’s stupor filters – are you still sleeping?
– something smells an ink stain therein
the morning, alluding to the crisis, the soothing:
to theirs.
They, remaining shadows for long
as a tree that reflected on the lake found
its leaves. They, conscious of the air
stirred by the sun through a window long-closed.
But in your eye now air’s frailty
laughs confused.
Translated by vb
Spalancato e scuro per non essere visto
l'occhio è tuo, amore – la sua sistole
di ciglia mi fa vedere linee aliene,
il metro di alberi, le rime del lago costeggiato,
l’inizio che è il riflusso di una fine,
tuo è lo iato.
Dormi ancora? – il treno esce dal traforo
più lungo che porta alle baracche, a un altro muro
di roccia quasi intatta; tu parli nel sonno,
un foglio di giornale che cade dopo l'uso;
sul fondovalle il fiume cambia tono
passate le chiuse.
Li amavamo poi il calore del corpo cadendo
è passato alle mani e il calore si è spento,
il fiato è ridotto a respiro e parole
e la pioggia non cola ma infrange.
Spio la tua pupilla ricevere il sole,
neve le guance.
Li abbiamo amati ora siamo soli insieme,
veniamo entrambi da un giorno che non tiene.
Lo stupore della luce filtra, dormi ancora?,
qualcosa annusa una macchia di inchiostro
nel mattino che allude alla crisi, e al tepore,
al vostro.
Voi che rimanete a lungo d’ombra
come l’albero riflesso sul lago che ritrova
le sue foglie, voi consci del percorso dell’aria
che il sole smuove da una finestra chiusa.
Ma nel tuo occhio ora la fragilità dell’aria
ride confusa.
Wide-open and dark
Wide-open and dark not to be seen
the eye is yours, love, through its lean
eyelashes’ systoles I see alien lines:
the meter of trees, rhymes of waves just below us,
the beginning as ebb and flow of an end;
yours is the hiatus.
Are you still sleeping? – the train surfaces
from the longest tunnel that leads to another face
of drilled rock; whilst asleep you talk,
a newspaper’s sheet falling after use;
on the valley floor the river changes tone
after the sluice.
All of the body’s warmth relinquished
had passed through the hands and the warmth extinguished,
and the breath is reduced to breathing and sound
and the rain doesn’t ooze but shatters in chips.
I spy on your pupil receiving the sun,
snow are the cheeks.
We loved, now we are alone together,
we both come from a day that wasn’t there;
light’s stupor filters – are you still sleeping?
– something smells an ink stain therein
the morning, alluding to the crisis, the soothing:
to theirs.
They, remaining shadows for long
as a tree that reflected on the lake found
its leaves. They, conscious of the air
stirred by the sun through a window long-closed.
But in your eye now air’s frailty
laughs confused.
Translated by vb
15 nov 2009
Da "Ora prima", italiano, English translation, 2
PATMOS
Il pennello del sole lascia il suo liquido acerbo
su ogni metà foglia dell’albero, dell’erica, d’erba,
l’altra metà è come non fosse ancora creata
immensa e tangibile come il vento sul dito bagnato
oppure il fiume lanciato in un sasso
(questo l’ha scritto un amico che vive lì adesso).
A quest’ora gli uccelli planano simili alla loro ombra
per lei così è più facile riunirsi alle membra
e gli alberi pigolano per sintonizzarsi
con il segnale che si attenua (tipo gli astri).
Non solo al dolore gli antichi hanno dato contorno
forse è loro il pennello che apre il giorno
è di chi su un vaso ha dipinto il sole che si sveglia
e i bambini che si tuffano in mare o tra le foglie,
che cadono dolcemente tra i vivi e i morti
dove guardiamo e non ce ne siamo accorti.
(Agli scatti dei komboloi tra le mani dei vecchi
di sera fa eco la fine elettrica degli insetti,
se all’alba ha la luce di chi ci ha lasciato
ogni ora fa la morte più rigida in agguato).
PATMOS
Sun’s brush leaves its unripe liquid
On each half leaf of the grass, the heather, the tree,
The other half is as if still uncreated
Tangible and immense like wind on a wet fingertip
Or a river thrown into the stone
(This was written by a friend who now there has his home).
At this hour the birds glide resembling their shadow,
So it finds it easier to stick to their limbs
And the trees cheep to tune upwards
With the signal that fades (well, the stars).
The ancients didn’t just gave a contour to pain,
Perhaps theirs is the brush starting the day,
It’s the brush of the man who painted the waking sun on a vase
And around it children diving in the sea or through the leaves,
Gently falling between the living and the dead
Where we are looking but did not understand.
(The clicks of komboloi beads in the hands of old men
In the evening are echoed by the insects’ electric end,
If at dawn it has the light of those who left us
Every hour makes death more rigid in its ambush).
Translated by vb and knight,
pubblicata in: New Swiss Writing 2009
Il pennello del sole lascia il suo liquido acerbo
su ogni metà foglia dell’albero, dell’erica, d’erba,
l’altra metà è come non fosse ancora creata
immensa e tangibile come il vento sul dito bagnato
oppure il fiume lanciato in un sasso
(questo l’ha scritto un amico che vive lì adesso).
A quest’ora gli uccelli planano simili alla loro ombra
per lei così è più facile riunirsi alle membra
e gli alberi pigolano per sintonizzarsi
con il segnale che si attenua (tipo gli astri).
Non solo al dolore gli antichi hanno dato contorno
forse è loro il pennello che apre il giorno
è di chi su un vaso ha dipinto il sole che si sveglia
e i bambini che si tuffano in mare o tra le foglie,
che cadono dolcemente tra i vivi e i morti
dove guardiamo e non ce ne siamo accorti.
(Agli scatti dei komboloi tra le mani dei vecchi
di sera fa eco la fine elettrica degli insetti,
se all’alba ha la luce di chi ci ha lasciato
ogni ora fa la morte più rigida in agguato).
PATMOS
Sun’s brush leaves its unripe liquid
On each half leaf of the grass, the heather, the tree,
The other half is as if still uncreated
Tangible and immense like wind on a wet fingertip
Or a river thrown into the stone
(This was written by a friend who now there has his home).
At this hour the birds glide resembling their shadow,
So it finds it easier to stick to their limbs
And the trees cheep to tune upwards
With the signal that fades (well, the stars).
The ancients didn’t just gave a contour to pain,
Perhaps theirs is the brush starting the day,
It’s the brush of the man who painted the waking sun on a vase
And around it children diving in the sea or through the leaves,
Gently falling between the living and the dead
Where we are looking but did not understand.
(The clicks of komboloi beads in the hands of old men
In the evening are echoed by the insects’ electric end,
If at dawn it has the light of those who left us
Every hour makes death more rigid in its ambush).
Translated by vb and knight,
pubblicata in: New Swiss Writing 2009
12 nov 2009
Da "Ora prima", italiano, English translation, 1
Era una festa dopo una festa dopo una festa
ti ho guardata, credo, due minuti e basta,
sei irlandese e non avevi voce
ma una retina nera sui capelli biondi e corti
simile a un pizzo sull'inguine ma il desiderio non c'entra,
eri in piedi in mezzo alla stanza,
sotto di te moquette, pittura bianca intorno,
persone risolute o addormentate,
mi hai detto che sempre è così la tua voce
so che ho pensato che non stava a me salvarti.
Ora ho ritrovato il sonno ma la tua follia è rimasta,
come se non esisti sei due guanti destri,
la direzione seguita dal sudore sul corpo
e tutto quanto senza badare ho visto,
sei un sogno dentro un sogno dentro un sogno
dove qualcuno si riveste, parte presto
prima che si avvii l'esistenza che calma,
poi un colpo d'arma sveglia chi dormiva:
il suo equilibrio caricato a salve
ha sparato su chi resta e sulla vita
dentro una vita che sembra sua all'alba.
It was a party after a party after a party
I looked at you, I think, for two minutes only,
You are Irish and your voice was gone,
You had a little black net on your hair short and blond
Like a lace on the thigh, but desire doesn't enter it,
You were standing in the middle of the room,
Below you carpet, around white painted walls
And people either resolute or asleep,
You said your voice was always so weak
I remember thinking it wasn't up to me to save you.
Now I can sleep again but your madness remains,
As if you don't exist, you are a pair of right gloves,
The direction followed by sweat on the body
And all that without noticing I saw,
You are a dream within a dream within a dream
Where someone gets dressed to slip away
Before the calming existence resumes,
Then a gunshot wakes the sleeper:
Its equilibrium loaded with blanks
Shot who remains there and the life
Within a life that seems his at dawn.
Translated by vb and knight,
pubblicata in: New Swiss Writing 2009
ti ho guardata, credo, due minuti e basta,
sei irlandese e non avevi voce
ma una retina nera sui capelli biondi e corti
simile a un pizzo sull'inguine ma il desiderio non c'entra,
eri in piedi in mezzo alla stanza,
sotto di te moquette, pittura bianca intorno,
persone risolute o addormentate,
mi hai detto che sempre è così la tua voce
so che ho pensato che non stava a me salvarti.
Ora ho ritrovato il sonno ma la tua follia è rimasta,
come se non esisti sei due guanti destri,
la direzione seguita dal sudore sul corpo
e tutto quanto senza badare ho visto,
sei un sogno dentro un sogno dentro un sogno
dove qualcuno si riveste, parte presto
prima che si avvii l'esistenza che calma,
poi un colpo d'arma sveglia chi dormiva:
il suo equilibrio caricato a salve
ha sparato su chi resta e sulla vita
dentro una vita che sembra sua all'alba.
It was a party after a party after a party
I looked at you, I think, for two minutes only,
You are Irish and your voice was gone,
You had a little black net on your hair short and blond
Like a lace on the thigh, but desire doesn't enter it,
You were standing in the middle of the room,
Below you carpet, around white painted walls
And people either resolute or asleep,
You said your voice was always so weak
I remember thinking it wasn't up to me to save you.
Now I can sleep again but your madness remains,
As if you don't exist, you are a pair of right gloves,
The direction followed by sweat on the body
And all that without noticing I saw,
You are a dream within a dream within a dream
Where someone gets dressed to slip away
Before the calming existence resumes,
Then a gunshot wakes the sleeper:
Its equilibrium loaded with blanks
Shot who remains there and the life
Within a life that seems his at dawn.
Translated by vb and knight,
pubblicata in: New Swiss Writing 2009
8 nov 2009
Da "Ora prima"
Da: Sempre presto di mattina
ORA
Sempre presto di mattina l’addio,
la sveglia è la cerniera che si apre
tra l’aria fresca e un corpo, non più due,
e soli ci si affaccia sulle strade
dove foschia e luce si asciugano
come un’ora di ieri arresa tra
i ricordi. Ora il cielo è blu, lontano
e la città si allunga in ogni altra.
Così i due occhi, cicatrici aperte
da una vista passata, non li cura
la cauterizzazione delle palpebre
ma questa strada larga su cui ora
come già era sceso scende il sole;
medesima è la strada che consola.
ORA
Sempre presto di mattina l’addio,
la sveglia è la cerniera che si apre
tra l’aria fresca e un corpo, non più due,
e soli ci si affaccia sulle strade
dove foschia e luce si asciugano
come un’ora di ieri arresa tra
i ricordi. Ora il cielo è blu, lontano
e la città si allunga in ogni altra.
Così i due occhi, cicatrici aperte
da una vista passata, non li cura
la cauterizzazione delle palpebre
ma questa strada larga su cui ora
come già era sceso scende il sole;
medesima è la strada che consola.
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