16 mar 2022

Tarmacadam, Viceversa

 Leggi la recensione di Luca Santià (link).

Vanni Bianconi esordisce nel campo della narrativa raccogliendo, sotto il titolo Tarmacadam, “ventuno incantesimi”, ovvero ventuno racconti scaturiti da una parola speciale e ambientati in un luogo sempre diverso. Le ventuno parole da cui nascono i testi sono scelte per la loro poeticità, polisemia, intraducibilità, etimologia o evocatività, e consentono di raccontare episodi, sviluppare riflessioni, evocare luoghi e tempi spesso remoti, convocare testi altrui. Intitolati con il luogo e la parola da cui nascono, ad esempio « Ambrì – fàura » o « San Paolo – rimosso », i singoli incantesimi sono molto diversi gli uni dagli altri: a volte si parte da un termine per poi sviluppare la narrazione, altre volte la parola chiave si svela nel racconto e genera una riflessione, una spiegazione etimologica. Si instaura così una dialettica fra il testo e la lingua, alla quale Vanni Bianconi, che impiega i vocaboli con l’acribia del linguista e con la sensibilità meravigliata del poeta, è molto attento. Si apprezza la diversità dello stile e della scrittura, che spaziano dalla narrazione tradizionale alla riflessione filosofica alla prosa poetica; altre volte la forma dell’incantesimo esaurisce queste categorie. I racconti sono scritti in prima, seconda o terza persona, a volte in dialogo con un altro scrittore – duetto concertato o postumo – oppure con un poeta che Bianconi sta traducendo. Se l’autore sembra onnipresente nel libro, non è sempre facile determinare se sia personaggio (fittizio?), narratore, scriba di storie altrui o solo voce o sguardo. Opera ricca di echi, ammiccamenti e rinvii alla tradizione letteraria, Tarmacadam è al tempo stesso caratterizzata da una disinvolta libertà formale. Il grande pregio del libro sta proprio nel suo abilissimo gioco con i generi letterari. Non accontentandosi di proporre una forma nuova, l’incantesimo, Bianconi ricorre alla scrittura di sé e alla poesia (si apprezza in particolare la poesia dagli echi dannunziani che chiude il primo racconto), scrive un diario di confinamento e si addentra nel genere della letteratura di viaggio, si ispira a voci di dizionari (o di Wikipedia) e redige saggi, procede a ricostruzioni etimologiche e dialoga con altri scrittori.

Se il primo e l’ultimo racconto sono ambientati in Ticino e sono perciò l’occasione per l’autore di indagare le sue radici familiari, geografiche e linguistiche, Bianconi ha posto al centro del libro « Londra – francobollo », incantesimo del luogo in cui si abita, da cui si parte e a cui si torna, del viaggio mentale, della capacità d’immaginazione e del potere del linguaggio. Il testo, che riunisce più generi letterari, concentra le caratteristiche e i temi della raccolta. Vi appare per la prima volta la parola tarmacadam (sostantivo inglese ottocentesco composto da tar “catrame” e da Macadam, padre dell’omonima invenzione, che ha dato le odierne tarmac macadam), scelta come portavoce della poetica dell’intero libro perché fonte di sogno e poesia, preludio al viaggio. Il termine tarmacadam e le altre ventuno parole chiave sono, come spiega Bianconi nella nota introduttiva, eteronimi, vocabolo polisemico con cui si designano tra l’altro le voci correlate nel significato ma diverse nella forma e quelle di due lingue diverse che sono l’una la traduzione dell’altra. Etero-nimo: l’alterità e le parole, ecco i due poli dell’attività di Vanni Bianconi, che si propone di abitare lo scarto tra le lingue e le culture, di coltivare il fertile spaesamento linguistico e culturale. Il poeta e traduttore sembra rivendicare sia la confusione delle lingue avvenuta a Babele (nome, tra l’altro, del festival che dirige) sia la riparazione di questa maledizione accaduta durante la Pentecoste (racconto biblico riprodotto in « Londra – francobollo »): si occupa tanto di valorizzare le differenze e le sfumature linguistiche quanto di rendere possibile la comunicazione, la condivisione. Quelle dedicate alla traduzione, alle possibilità di dialogo e apertura che questa permette sono tra le pagine più ricche e suggestive di Tarmacadam. Tutte le riflessioni linguistiche e filosofiche di Bianconi prendono spunto dalla sua esperienza, dagli incontri casuali e dalle parole nuove. « Ramallah – أدب », racconto ambientato in Palestina nel quale si ragiona di straniamento linguistico e di incontro scontro fra i popoli, è l’occasione per il traduttore di meditare sulla parola chiave: «أدب (/adab/) significa “letteratura” e “buone maniere”, e io che lavoro sulla traduzione come “ospitalità linguistica”, quella che ti porta ad abitare presso l’altro per poi poterlo invitare a casa tua, mi sento a casa, di chi non importa» (p. 137).

L’ideale che si percepisce nel libro è quello della traduzione, dell’incontro felice e fecondo tra i popoli, le culture e le lingue, della vita on the road, del continuo viaggiare (in aereo, nonostante l’accennato flygskam, ovverosia “vergogna di volare”, e la partecipazione pacifica e allegra alle attività di Extinction Rebellion), della tolleranza per le differenze culturali. Non a caso il libro è pubblicato dalla casa editrice milanese nottetempo, che si interessa molto al paesaggio letterario internazionale. La forma frammentaria e composita del libro rispecchia il pensiero del contemporaneo cittadino del mondo che crede che le diverse lingue, culture e popolazioni si mescolino in un meticciato, una creolizzazione che sarebbe un elemento costitutivo dell’odierna condizione dell’uomo. Tarmacadam è un mosaico di tante esperienze, luoghi, incontri, eventi e – soprattutto – parole, le quali sono una via d’accesso a un mondo frammentato, molteplice, mutevole. A questo Zeitgeist del ventunesimo secolo si somma l’influenza della magia (forse sarebbe più giusto parlare di misticismo o animismo) che si avverte in molte pagine e che si lega all’amore per le parole: per Vanni Bianconi l’epifania si compie in relazione al linguaggio se non nel linguaggio, sede dell’incantesimo.

In definitiva, il poeta ticinese esordisce nel campo della narrativa con un libro personale, unico e che cambia costantemente, con grande forza inventiva, la propria forma e le proprie regole. Tarmacadam non ambisce a rassicurare il lettore con immagini e idee note, bensì a sorprenderlo sempre, a confrontarlo con quello che non conosce. Si tratta quindi di aprirsi all’alterità culturale e linguistica, di visitare luoghi remoti, di imparare parole ed espressioni nuove. Mosaico di singoli elementi compositi, l’ultimo libro di Vanni Bianconi fa vedere un mondo complesso e molteplice da esplorare spostandosi nello spazio e tra le lingue.

13 dic 2021

Massimo Zenari intervista vb

 Per Alice, rete due, RSI: link audio



14 ott 2021

Gianni Montieri recenscisce Tarmacadam

sull'Huffington Post (link). 

Ci sono libri sono fatti quasi esclusivamente di linguaggio, l’autore siede ai bordi del linguaggio e di quel tessuto orale e scritto ne fa trama, ossessione, movimento, vapore e ricordo. Il linguaggio in Tarmacadam. Ventuno incantesimi di Vanni Bianconi (nottetempo, 2021) è forma che si compone e che si dissolve.

Le parole stanno all’origine di questi racconti, che suonano come poesie in prosa, come saggi sulla traduzione, come trattati scientifici sulla perdita e sul ritrovamento, di case, di cose, di persone. I ventuno capitoli, racconti, frammenti, viaggi hanno qualcosa di magnetico, sono composti da un tessuto che attrae, sgomenta, che in qualche maniera avvolge. Ognuno degli incantesimi ha a che fare con un luogo, con un passaggio; e il luogo è stato attraversato molto tempo fa, e il luogo necessita, talvolta, di una riscoperta, di una riappropriazione, di un ritorno. Il luogo non è mai un paese soltanto, non è mai (soltanto) una città. Il luogo è una pagina, un’ombra, un bosco, una soffitta, una donna perduta, un consiglio ricevuto, un treno merci, una ricerca. Il luogo rappresenta il senso di scoperta e di perdita di ogni spazio. Bianconi parla di abbandono e delle cose che lasciamo, e di come queste ultime non ci lascino mai, perché noi siamo una sorta di traccia delle cose.

«Cercava un’immagine per marcare i suoi quarant’anni, quindi al contempo l’estensione di quarant’anni di vita e il punto da cui si riinizia a contare: fare un bilancio, tirare le somme, come si tende a fare riconoscendo al tempo il potere simbolico di una congiunzione astrale».

Bianconi è poeta e traduttore, e dal filo che tiene insieme questi due mestieri (?) scioglie un mondo terzo: quello del transito, del tradimento, del trasporto di una parola – e perciò di un sentimento – da una lingua all’altra. Esistono parole che non si possono tradurre o parole che sono uguali ma che in un altro posto mutano di significato. In questi scarti nasce il linguaggio di questo libro che compone il non componibile; in fondo anche una cassettiera se la spostiamo da una casa a un’altra non è più lo stesso mobile, pur non perdendo nessuna delle sue caratteristiche né materiali né affettive. Insomma, al protagonista di questi racconti accade esattamente ciò che capita a un codice quando manca una corrispondenza. In queste ventuno stanze che attraversiamo, osserviamo le paure, gli spaesamenti, le incertezze, gli spunti vitali del narratore. E lo capiamo, perché a ognuno di noi è capitato di non trovare la parola che ci traduca, di doverne inventare una, di non riuscirci.

«Lei sorrise a tutta la tristezza del luogo e disse che non sarebbe successo, senza calare un giudizio sulla cosa, solo sulle sue promesse. “Non contare su di me,” gli aveva detto».

Perciò i luoghi sono Verbano e Città del Messico, sono Beirut e San Paolo, sono Londra e una colonia penale, sono Ambrì, Trinidad e Tiblisi. E tutti quanti questi posti esistono e tutti quanti potrebbero essere inventati, come le molte parole che prendono a suonare come nuove e misteriose, come facevano le monetine di Nicola Pugliese sotto il diluvio di Malacqua (Einaudi, ora Tullio Pironti editore), in nuovo tintinnio che è condizionato dal paesaggio, dallo stato d’animo, dal tempo andato e perduto. E reinventati sono i versi che in questo libro compaiono, e si muovono i brani in corsivo, e seguono il flusso le note a piè di pagina, e sono unite al testo centrale sia la nota che lo introduce sia l’elenco dei riferimenti alla fine. Tutto scorre nel bel libro di Bianconi e in qualche modo si rinnova. Le donne e gli uomini saltano fuori dalle pagine come figure emerse, sempre un po’ sfumate, erose dal tempo, o da qualcos’altro che non si può nominare ma che esiste. Si resta affascinati perché ci troviamo davanti a un libro che non somiglia a molti altri libri, se non in qualche rimando (più di chi legge che dell’autore) che ci troviamo a cercare per orientarci, per aggiungere un ulteriore senso a quello già pienamente compiuto di questo Tarmacadam.

vb a México por el sol y las cosas

1 ott 2021

Oggi per Nottetempo esce Tarmacadam

“Il mondo a venire deve situarsi tra-le-lingue: non dovrà avere una lingua dominante, qualunque essa sia, ma una traduzione che attiva le risorse delle lingue mettendole in rapporto tra di loro”, scrive François Jullien. L’idea di questo libro mi è venuta a Buenos Aires, mentre scrivevo un testo in spagnolo e cercavo di tradurre l’accezione di una parola italiana che in spagnolo non esiste. Mi trovavo così a scrivere di traduzione in potenza, in quello spazio dove si può saggiare una lingua con l’altra e il proprio pensiero in entrambe, uno spazio che visito spesso quando viaggio.

29 set 2021

TARMACADAM. VENTUNO INCANTESIMI in uscita il primo ottobre

Il nuovo libro di vb,
il suo primo libro narrativo, 
in uscita il primo ottobre 
per NOTTETEMPO (link).

ISBN 9788874529100 9788874529186
Data di pubblicazione: 01-10-2021
N. Pagine: 240
Formato libro: 14 x 20

Scrittore, poeta e traduttore, Vanni Bianconi va alla ricerca di parole ed espressioni inerenti a segreti o quisquilie del paesaggio fisico, linguistico e interiore, le interroga, le traspone da una lingua a un’altra lingua, e scrive negli scarti tra queste.

Nasce così questa raccolta di storie in prima, seconda e terza persona che partono da un luogo e da una parola ricchi di esperienza e significato per indagare gli intricati rapporti tra vita e simbolo, casa e viaggio, appartenenza e spaesamento, lingua madre e traduzione. Perché “una voce”, scrive Bianconi, “non è mai univoca ma è plurale, è voce se è abitata da altre voci”. 

Pronunciati in forma di racconto, i ventuno incantesimi che prendono vita in Tarmacadam riescono a trasformare l’esperienza quotidiana, la parola e il corpo in occasioni di magia e scoperta.






BABEL/BABELE

VIDEO: trailer dell'edizione 2021 dedicata a Babele, alla moltiplicazione delle lingue e alle diaspore dall'antica Babilonia sulla faccia di tutta la terra, con Renata Colorni, Charif Majdalani, Usama Al Shahmani, Maria Nadotti, Silvia Gallerano, Mathias Enard, Dima Wannous, Mohammad Reza Mortazavi, François Jullien (LINK: sui canali Babel, tutti gli incontri).

LINK: il sito di Babel.



Tarmacadam, anteprima a Babel

Di qua sulla faccia di tutta la terra: LINK al VIDEO della lettura plurilingue a più voci di vb, Pascal Janovjak, Stella N'Djoku e Elisa Shua Dusapin.



vb su Babel e Tarmacadam

 Leggi la pagina su Ticino7











Video: charla con vb en torno a su poemario El sol y las cosas

En colaboración con Textofilia y la Escuela de Humanidades y Educación CDMX.

VE EL VIDEO (link)

Video: Lucifer Over London book launch on the Hoxton Street

In the context of Swirl of Words, Swirl of Worlds, in collaboration with the PEER Gallery, London.

See video - with vb, Saleh Addonia, Zinovy Zinik, Chloe Aridjis, Xiaolu Guo and Simone Spoladore.







17 set 2020

Babel atlantica attracca e salpa


Emilie Plateau e Julianne Roncoroni; Criss Cross di Robert Siodmak con Robin Robertson, e domani Alpine rock & rollin’ waves.







16 set 2020